Cosa sta succedendo in Italia

di Massimiliano

L’ostracismo della politica tradizionale, in particolare del PD, cozza con il rispetto testimoniato dall’estero. Per tutti dal Segretario di Stato degli USA, John Kerry, che in visita a Roma ha dichiarato di “non avere pregiudizi nei confronti del M5S”. Molto diverso dalla pretesa di una presunta “responsabilità” sbandierata dai dirigenti del PD.

La finanza italiana non si è espressa a viso scoperto, mentre l’odiata Goldman Sachs ha plaudito pubblicamente all’ingresso dei nuovi parlamentari del movimento di Grillo.

 

La stampa italiana, quasi nella sua totalità, si rende complice di un pregiudizio e di una rappresentazione caricaturale nei confronti dei candidati del M5S più accentuata rispetto a quanto abbia fatto coi rappresentanti del PDL che hanno coperto responsabilità ben più importanti negli ultimi 19 anni. Cosa gravissima che testimonia di un’evidente collusione tra giornalisti, editori e politica tradizionale.

Da anni assistiamo impotenti ad una rappresentazione di teatrini demenziali nei vai notiziari e talk show di presunti rappresentanti del popolo (in realtà scelti dalle segreterie) che da anni parlano di promesse puntualmente disattese. Un teatro che non rappresenta più la realtà e le necessità della società italiana ma che celebra se stesso.

Complicità nella denigrazione delle persone ma anche collusione con i poteri finanziari che attraverso gli editori hanno omologato l’informazione televisiva e dei giornali ad una indistinta melassa morale. Siamo bombardati di notizie senza aver il tempo di assimilarle e riflettere su cosa sta succedendo.

La televisione finisce per svuotare i contenuti. Per fortuna esiste Internet che, nonostante l’inefficiente banda larga italiana, offre per ora, ancora, spazi di libertà informativa autogestita.

 

La diretta proposta oggi dal M5S da un hotel romano della riunione dei nuovi parlamentari ci mostra il paese reale: giovani, educati, preparati, impegnati, occupati professionalmente e all’apparenza molto sani. Un paese, l’Italia, che appare improvvisamente bellissimo ed energico! Un cambio culturale pacifico e virale: non un paese “normale” ma un paese vivo che ha voglia di fare e di costruire. Questa è la volontà di  partecipazione e la volontà di riprendersi il Paese non solo una mera protesta.

È la partitocrazia degli ultimi vent’anni la vera antipolitica che attraverso il Porcellum non ha permesso una reale e attiva partecipazione dei cittadini tramite l’elezione diretta dei propri rappresentanti al cambiamento del Paese.

Mentre un manipolo di magistrati italiani, tutti over fifty, continuano a spendere le loro energie (e le poche risorse) in inchieste (politiche) che nella grande maggioranza dei casi si risolvono in assoluzioni o lievi condanne, la giustizia italiana non riesce a presentare un’immagine da paese civile. La durata stravagante dei processi, l’incongruente qualità delle sentenze e l’inefficace intervento negli affari correnti civili ed economici, sono sotto gli occhi di tutti. Un paese con sistema di giustizia che è disfunzionale minaccia dall’interno le sue organizzazioni strutturanti: la famiglia, l’impresa, e la scuola.

I sindacati si sono rivelati un dopolavoro ben remunerato per gli occupati e i pensionati. In nulla i sindacati sono stati capaci di rappresentare le nuove occupazioni e sottoccupazioni, l’esclusione, e i diritti della dignità umana. Eppure, la loro storia avrebbe dovuto portarci verso ben altri risultati. Come per i partiti politici il finanziamento pubblico è probabilmente la prima causa del loro declino infausto. Poiché in un sistema democratico dei partiti politici e dei sindacati c’è bisogno, una loro profonda rifondazione e riformulazione s’impone tra le massime urgenze.

 

Assistiamo alla spartizione del Paese somalizzato e sminuzzato tra clan di potere gerontocratici (i vari Letta, Fassino, Berlusconi, Bossi, La Russa, D’Alema e così via) impegnati in regolamenti di conti come nel caso dell’elezione del Presidente della Repubblica. Personaggi non idonei a gestire il processo democratico del Paese. Con questi partiti e sindacati, e con i loro attuali dirigenti, l’Italia non ha una prospettiva di modernità e di civiltà.

Insomma, finora le elezioni italiane del febbraio 2013 sono state un successo della democrazia e degli italiani. La vacuità dei commenti provenienti dalla SPD tedesca e da alcuni organi di stampa britannici testimoniano tutta la loro incapacità a capire la trasformazione in atto nelle società europee. Le spinte della società civile europea inizia a manifestarsi in modo inequivocabile in tutti i paesi europei. Malgrado la supponente non conoscenza dei rappresentanti europei a Bruxelles, i movimenti in Germania, Regno Unito, Spagna, Portogallo, Svizzera e Grecia, sono forse il miglior risultato dopo 60 anni di Europa.

L’austerità che doveva salvare il vecchio sistema si sta rivelando un boomerang politico di portata storica. Con buona pace dei burocrati europei e dei presunti tecnici che da Bruxelles sono stati catapultati in vari paesi, per salvarli.

 

La formazione del nuovo governo nel tentativo di garantire la “governabilità” sembra non tenere in conto che la larga maggioranza degli italiani, astenuti e votanti, ha detto basta! Qualsiasi opzione che non rispetterà l’indicazione inequivocabile del voto degli italiani sarà foriera di un disastro sociale ed economico peggiore, se possibile, di quello realizzato tramite l’austerità voluta dalla Germania tramite l’Unione europea.

Il Presidente della Repubblica che nell’ultimo discorso ha constato l’inadeguatezza dei partiti ad assolvere al ruolo di credibili mediatori tra piazza e istituzioni, ha nelle sue prerogative quella di rappresentare la dignità e l’unità della nazione italiana. Non servono scatti di orgoglio e la difesa d’ufficio dell’onorabilità. Servono azioni concrete, politiche. L’ipotesi di sospendere la democrazia, come nel 2011, non è una soluzione proponibile, credibile e sostenibile. Il governo PD-PDL vuole dire solamente di garantire lo statu quo contro una richiesta di profondo cambiamento richiesto dalla Nazione.

A questo punto, è il Presidente che deve parlare agli italiani. Ci vuole un grande discorso politico, di prospettiva e di incoraggiamento che apra la strada ad una fase costituente.

Il governo PD-PDL è un mero esecutivo con il percorso già delineato dai tanti vincoli esterni sottoscritti e ratificati dall’Italia. Quindi, la questione della “responsabilità” e della “governabilità” è  un falso problema. Il Parlamento, se non esautorato dai decreti del Governo, può operare trasversalmente su molte proposte M5S.

Lascia un commento