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Quasi la metà degli esperti dell’Autorità Europea per la sicurezza alimentare ha un conflitto di interessi finanaziari – Corporate Europe Observatory

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Traduzione di un estratto dall’articolo del “Corporate Europe Observatory” in merito di conflitto di interessi in materia agro-alimentare.

Quasi la metà (46%) di tutti gli esperti parte dei comitati di esperti scientifici dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) sono ancora in una situazione di conflitto di interessi finanziari diretti e / o indiretti con l’industria agroalimentare e alimentare, come dimostrato dal nuovo rapporto dell’Osservatorio Corporate Europe chiamato ” Errori di reclutamento “. Il consiglio di amministrazione dell’EFSA ha adottato nuove regole di indipendenza il 21 giugno 2017, ma il progetto elaborato non è sufficiente, come dimostrano le ripetute critiche del Parlamento europeo. La relazione si conclude con alcune raccomandazioni per migliorare la situazione vigente.

L’analisi del CEO di tutti gli interessi dichiarati nelle 211 dichiarazioni di interesse presentate dagli esperti dell’EFSA mostra che il 26,5% degli esperti ha un conflitto di interessi finanziari diretti (hanno ricevuto denaro da utili regolamentati negli ultimi 5 anni), il 30,3% ha conflitti finanziari indiretti degli interessi (dovuti all’ appartenenza ad un’organizzazione che riceve più del 20% del suo finanziamento da interessi regolamentati negli ultimi 5 anni) e più del 16% degli esperti hanno conflitti di interesse finanziari diretti e indiretti. Tra tutti gli esperti dell’EFSA, il 51% degli uomini ha conflitto di interessi (COI) mentre solo il 36,4% delle donne ne ha (il 69% degli esperti dell’EFSA sono uomini).
Questa indagine è un follow-up alla relazione approfondita del CEO del 2013, “Pasto infelice – il problema dell’indipendenza dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare”. Il confronto tra i risultati delle due relazioni fornisce interessanti spunti di riflessione, in particolare:

  • Il fatto che il 46% degli esperti abbia conflitti di interessi finanziari (COI) non è una situazione accettabile in cui la norma dovrebbe essere pari a zero. Ciò nonostante ci sono stati alcuni miglioramenti in quanto la percentuale di esperti con COI tra i precedenti comitati è stata superiore, pari al 59%. Tuttavia, poiché le lacune nella politica di indipendenza dell’EFSA, causa principale del problema che non sono ancora state chiuse, il miglioramento potrebbe essere semplicemente temporaneo.
  • Molti scienziati con conflitti finanaziari nel 2013 erano stati riassegnati nel 2015 dall’EFSA, anche in posizioni senior (presidente, vice-presidente, comitato scientifico) Tra I I membri correnti dei panels EFSA, il 52% sono stati redesignati ma sorprendentemente, la proporzione di esperti con COIs tra questi almeno la stessa proporzione di esperti con COIs dei panels 2012-2015 (59%).
    L’indipendenza non è un criterio quando si decide di ricollocaregli ex-esperti benchè molti degli interessati sono stati sospesi dalle ONG, sono Membri del Parlamento europeo e dai media. L’ufficio management dell’EFTA adotterà una nuova politica di indipendenza pesantemente criticata dal Parlamento Europeo e dalle NGO perché al di là di qualche piccolo miglioramento, questo perpetua le esistenti problematiche politiche e scappatoie (Un campo di valutazione troppo stretto per gli interessi degli esperti e un’esclusione del finanziamento della ricerca, mentre questa è la più grande fonte finanziaria diretta dei COI) E’ da temere che l’agenzia non prenda in conto questa criticità. Martin Pigeon, ricercatore e militante nei problemi agribusiness al Corporate Europe Observatory e autore del report ha detto: “Almeno metà degli esperti EFSA ha ancora dei conflitti di interessi finanziari, quando essi dovrebbero essere pari a zero”

L’EFSA ha di solito risposto alle nostre critiche con due principali argomenti, che rifiutiamo:

  • Secondo la loro opinione, una rigorosa indipendenza politica come quella di cui discutiamo comprometterebbe l’eccellenza, mentre noi riteniamo che l’eccellenza sia impossibile per un’ agenzia pubblica per la sicurezza alimentare senza un’indipendenza dall’industria alimentare.
  • L’EFSA continua a riferirsi alla necessità di continuare a lavorare con tutte le istituzioni scientifiche, anche quando queste siano fortemente finanziate dall’industria e cerchino attivamente di sviluppare questa fonte di finanziamento. Per questo motivo riteniamo che l’EFSA non riesca a capire che non si tratta di una qualsiasi organizzazione scientifica (per cui essere aperti sarebbe una virtù), ma di una pubblica amministrazione il cui compito è quello di dare il beneficio del dubbio alla salute pubblica e all’ambiente, non all’industria .

L’EFSA deve capire che quando ottiene gratuitamente competenti “expertise” da organizzazioni finanziate dall’industria, potrebbe esserci una ragione diversa dalla generosità. Naturalmente, il fatto che alcuni dirigenti dell’EFSA provengono da gruppi di lobby industriali potrebbero contribuire ad una certa riluttanza nel riconoscere tali fatti.
Il consiglio di amministrazione dell’EFSA comprende due rappresentanti delle industrie agroalimentari, P. Van Themssche e J. Mousing.

Articolo originale: https://corporateeurope.org/pressreleases/2017/06/nearly-half-experts-european-food-safety-authority-have-financial-conflicts

Legiferare meglio – Better Regulation CEO

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Sentiamo spesso parlare di “Better regulation” o “better lawmaking”, ma cosa significano queste espressioni? Dobbiamo avere paura quando le sentiamo oppure possiamo stare tranquilli e riporre fiducia in chi agisce in nome e per conto nostro?

Con la traduzione di quest’articolo, che fornisce una chiave di lettura che ci pare essere pienamente condivisibile, ci riproponiamo di dare una possibile risposta a questi interrogativi. L’argomento è di interesse perché spesso dietro l’impiego di queste espressioni, apparentemente neutre, si nascondono insidie per i cittadini e la democrazia.

I cittadini devono essere consapevoli di che cosa i propri rappresentanti fanno e in quale direzione vanno le scelte che prendono, anche e soprattutto quando queste ultime vengono presentate come neutrali e le uniche possibili.

Questo sembra particolarmente il caso guardando a quanto accade a livello europeo. Qui, l’attuale Presidente della Commissione Juncker ha addirittura conferito al Vice-Presidente Timmermans la delega alla “better regulation” ed ultimamente è stato anche siglato un accordo interistituzionale sul cosidetto “better law-making”. Che cosa si cela dietro simili scelte? Spesso la “better regulation”, al pari delle consultazioni effettuate dalla Commissione europea, sembra un modo per mascherare la deregolamentazione attuata in favore di imprese e lobby varie e in detrimento dei diritti sociali e dei lavoratori. Si tratta dunque di una precisa scelta politica ed ideologica che invece viene presentata come neutra ed anzi necessaria in quanto volta a semplificare il sistema giuridico e rendere il mercato maggiormente efficiente. Le leggi però non devono solo mirare a garantire l’efficienza economica, ma servono anche a realizzare obiettivi economici e sociali che altrimenti il mercato e le imprese non avrebbero incentivi a perseguire.

Troppo spesso però l’Unione europea, come il recente referendum sulla “Brexit” dimostra, è più impegnata a perseguire la difesa degli interessi delle lobby economiche, finanziarie e bancarie, piuttosto che la realizzazione degli interessi dei suoi cittadini.

È arrivata l’ora per i cittadini di attivarsi ed iniziare a fare sentire il proprio fiato sul collo delle élites e burocrazie europee!

 

Legiferare meglio – Better Regulation EN-IT July 2016

Link all’articolo originale: http://corporateeurope.org/power-lobbies/2016/06/better-regulation-corporate-friendly-deregulation-disguise