Discorso di A. Tsipras al Comitato Centrale di SYRIZA 28/02/2015

Compagne, compagni, !Main preelection rally of SYRIZA in Thessaloniki

Siamo all’inizio di una lunga e difficile battaglia, impegnati non solo nel programma sul quale il popolo greco ha concesso la fiducia, ma anche nei principi e nei valori che nella storia sono stati fondamento delle idee e dell’azione della sinistra; nella nostra dedizione al popolo e al paese; nelle nostre relazioni franche e aperte con i lavoratori, con coloro che si sforzano a creare il futuro; a favore della democrazia e della giustizia sociale; dell’unità del popolo intorno a rivendicazioni mature, che conformano uno stile di azione.

E che non vi sia alcuna confusione — voglio lasciarlo chiaro dall’inizio, perché molte questioni stanno sorgendo ultimamente, sia in Grecia sia all’estero, sia da amici che da avversari.

Possiamo rappresentare il nuovo, il «senza precedenti», l’auspicio di cambiamento, ma ciò non significa che siamo nati ieri.

Come schieramento, come partito, come combattenti, abbiamo esperienza di lotte, e una lunga storia.

Ne abbiamo dato prova nei momenti difficili. E adesso, non scenderemo in nessun caso a compromessi con i nostri principi e i nostri valori, né indietreggeremo davanti alle difficoltà, tradendo gli impegni che abbiamo preso.

Tutti coloro che se lo augurano saranno delusi.

Permettetemi però, di ricordarvi un punto sul quale insistono i classici dell’emancipazione sociale:

La nostra battaglia politica ha come punto di partenza principi e valori immutabili, ma non si esaurisce in essi.

Siamo sempre stati chiamati a servire tali principi e valori, e oggi ancora di più, sviluppando una tattica efficace e intelligente, che tenga conto dei rapporti di forza, dello stato animico dei lavoratori e del popolo, del nostro margine di manovra in ogni momento e in ogni situazione, delle necessità del nostro paese.

Ciò risulta cento volte più necessario in una situazione come quella attuale, nella quale SYRIZA si trova ad affrontare una sfida senza precedenti:

Promuovere il cambiamento sociale e politico, non come forza di protesta e di opposizione, bensì assumendo responsabilità di governo.

Voi sapete cosa vuol dire ciò, compagni.

Ciò vuol dire che ogni decisione, ogni valutazione delle nostre azioni, ogni atteggiamento, ogni posizione pubblica incide non solo sull’immagine della sinistra e sul suo futuro, non solo sull’insieme delle mobilitazioni progressiste, ma anche sul presente e sul futuro del nostro paese e del nostro popolo.

È una responsabilità inedita, in una situazione completamente nuova. Sono sicuro che siamo in grado di assumerci tale responsabilità con il sostegno del nostro popolo.

Compagne, compagni,

è passato appena un mese dal giorno in cui il popolo greco ha affidato a SYRIZA un mandato di governo.

Un mese che ha scosso molti, e cambiato delle abitudini antiche, considerate per molti anni immutate e inamovibili. Dei tabù politici e ideologici.

E non perdiamo di vista il quadro d’insieme: Il nostro paese e il nostro governo si sono trovati al centro dell’interesse europeo e mondiale.

La Grecia ha cessato fin dai primi giorni del nuovo governo di essere considerata come un paria, che esegue ordini e applica memoranda.

Il popolo greco ha l’impressione di recuperare la dignità che le era stata contestata e calpestata.

L’opposizione all’austerità devastante è stata posta al centro di ogni dibattito.

La crisi umanitaria, le persone che soffrono, sono ritornate al centro delle discussioni, che fino a ieri ruotavano soltanto intorno a cifre sprovviste di ogni dimensione umana.

Abbiamo trovato degli alleati nella nostra battaglia per liberarci di una crisi che alimenta se stessa.

Abbiamo riconquistato il diritto evidente di cui dispone ogni popolo libero: discutere il futuro della nostra patria. Decidere del nostro futuro.

Nel giro di pochi giorni abbiamo detto NO, non soltanto una, ma diverse volte, nonostante le pressioni che talvolta sono diventate insopportabili, assumendo dimensioni di ricatto.

Tutto ciò ci porta ad alcune prime importanti conclusioni politiche:

Oggi si sono aperte nuove possibilità di azione davanti al nostro governo e al nostro paese.

L’affrancamento dai memorandi e dalle disastrose politiche di austerità non è più soltanto un desiderio e un’ambizione espressi nel risultato elettorale.

Il nostro governo ne ha fatto un atto politico, «normalizzandolo» sia nell’opinione pubblica europea sia nell’ambito delle istituzioni europee, rendendolo oggetto di trattativa e di confronto politico.

E sono stati dati i primi passi verso l’obiettivo di liberazione per il quale SYRIZA si è impegnato, e che motiva il nostro popolo.

Non formuliamo questa costatazione politica né per autogratificarci con complimenti né per abbellire la dura realtà, falsificando la verità. Tali trucchi non ingannano il popolo e sono estranei al nostro partito.

Per contro, essa ha a che fare con la nostra tattica attuale e futura, poiché il miglioramento della nostra posizione e delle condizioni generali ci consentirà di rivendicare e di attuare le altre politiche che vogliamo e che abbiamo promesso.

Con grandi difficoltà? Sì, delle grandissime difficoltà ci attendono, perché tutti i giorni ci troviamo immersi in lotte nuove, e le più importanti sono quelle future. Ma ci prepariamo per combatterle migliorando le nostre posizioni e la situazione d’insieme.

Perché oggi è ormai chiaro: La troika è finita.

E pazienza, se alcune delle persone del vecchio regime continuano a chiamare “troika” la Commissione europea o le istituzioni europee e internazionali con le quali naturalmente collaboriamo e discutiamo, poiché siamo un paese appartenente all’eurozona.

La troika è formalmente finita, in quanto unico meccanismo extraistituzionale di supervisione e di dominio, al di fuori di ogni controllo e privo di legittimità democratica. E tale compito è stato svolto dal nuovo governo greco.

È anche chiaro che: I memoranda appartengono al passato.

Lo dimostra, nella forma, che l’accordo di prestito non è più assieme al testo concordato; e nella sostanza, che le assurde misure di austerità non figurano più nel nostro nuovo accordo.

L’accordo-ponte è stato raggiunto dopo difficili negoziati, che hanno mostrato non soltanto la persistenza delle dogmatiche dell’austerità, ma anche la determinazione del nostro governo per finire con esse.

Vorrei osservare a questo punto quanto sia comico il comportamento dei rappresentanti della vecchia messinscena quando pretendono che la nuova via è sempre la stessa, e come ciò rivela il loro imbarazzo politico. Quando pretendono che continuiamo con la loro politica.

Ma che tristezza ascoltare i discorsi disinformativi pronunciati con ingenuità rivoluzionaria da rappresentanti di forze politiche storicamente progressiste!

Si capisce: naturalmente, le forze dell’ieri possono restare divise, ma non possono vivere senza i memoranda. Ma sono così inaffidabili davanti al popolo.

Fino a ieri ci spingevano al naufragio e ci rinfacciavano che eravamo noi a condurre lì il paese.

Poi, di colpo, hanno cambiato antifona. E ora lottano per convincere altri che nulla sia cambiato dopo la trattativa.

E nello stesso tempo tutti abbiamo osservato le reazioni violente del partito della signora Merkel, che richiede dalla Grecia concessioni inaccettabili.

Ma la verità non può essere nascosta. E non c’è fraintendimento possibile sul sentimento di fierezza e dignità del nostro popolo, registrato da tutti i sondaggi di opinione. Perché nessuno può ingannare il nostro popolo.

Naturalmente ci sono e devono esserci delle opinioni, dei giudizi, delle discussioni, delle riserve, dei disaccordi.

Naturalmente ci sono e ci saranno degli attacchi da parte dei nostri avversari in Europa e Grecia.

Ma nei confronti del nostro popolo, e nei confronti dei popoli dell’Europa che ci guardano con attenzione e aspettativa, nei confronti dei movimenti che si battono per il rovesciamento dell’austerità, abbiamo il dovere di rivelare e di affermare la verità.

Quindi, quali sono le verità sui negoziati che hanno portato all’ormai famoso accordo-ponte?

Prima verità: Nello scontro europeo a cui siamo giunti, ogni nostro singolo passo era assai delicato.

Le trappole ci sono state tese dalle forze conservatrici più aggressive d’Europa, con la collaborazione dell’ex-governo Samaras, cercando di farci naufragare ancor prima di governare.

Il loro obiettivo era l’asfissia finanziaria e il rovesciamento del governo, facendo cioè di noi che ci diciamo di sinistra, una semplice parentesi anti-memoranda.

Siamo andati nei negoziati, vincolati da termini angosciantemente ristretti; con le casse vuote e le banche sull’orlo della mancanza di liquidità; segnati dagli impegni presi dal governo precedente e dai messaggi scambiati con i loro protettori. Con l’asfissia creditizia come un coltello alla gola.

Tutto era pronto per portarci al naufragio, per spingere il paese al disastro.

Ma essi non avevano previsto:

Primo, che avremmo ottenuto una percentuale di voto molto vicina alla maggioranza assoluta.

Secondo che saremmo stati in grado di formare un governo in tempi record, senza dover ricorrere ai loro partiti prediletti.

Terzo, che avremmo avuto un sostegno popolare senza precedenti dopo le elezioni. Una mobilitazione popolare a sostegno della nostra battaglia per la dignità e la sovranità, di una portata mai vista dai tempi della Resistenza Nazionale [Seconda Guerra Mondiale].

Tali imprevisti hanno rovesciato i loro piani, e ci hanno dato lo spazio per evitare la trappola.

Seconda verità: Evidentemente, avevamo discusso prima delle elezioni questo possibile sviluppo degli eventi, ma questo non ha ridotto le difficoltà; in una tale circostanza, la loro valutazione teorica non basta.

La preparazione delle contromosse da fare richiede del tempo e delle risorse di governo.

In questa fase ci siamo coinvolti direttamente nelle funzioni di governo, senza avere neanche la possibilità di costituire il nuovo Parlamento.

Quindi la dura realtà è che non abbiamo avuto nessun’altra arma, tranne la nostra determinazione a rispettare la volontà del popolo quale espressa nelle urne.

Terza verità: Abbiamo capito correttamente che uno dei nostri punti di forza era la preoccupazione che si arrivasse a un’eventuale destabilizzazione generale provocata dalla mancanza di un accordo, come infatti sarebbe stato il risultato del piano di soffocamento orchestrato dalle forze conservatrici europee.

Questa preoccupazione ha portato i grandi paesi come la Francia, gli Stati Uniti, la Cina e altri, ad adottare una posizione più positiva e responsabile di quella dell’asse europeo per l’austerità.

Ciò ci ha permesso di manovrare tra interessi e strategie diverse, a beneficio delle posizioni greche.

Che possiamo quindi concludere da queste verità?

Vi è stato un progetto che ha contato con la complicità e il contributo del nostro primo ministro uscente. Mentre la Grecia si dimenava in una situazione estrema, egli ha esortato il Partito popolare europeo ad adottare risoluzioni contro gli sforzi del proprio paese.

Quindi, il suo piano mirava e mira a condurre il nostro governo all’impotenza o alla resa prima che il nostro lavoro potesse recare frutti. E con l’esempio previo greco, influenzare le relazioni in altri paesi. Soprattutto prima delle elezioni in Spagna.

Vale a dire: mira a creare pressioni che ci inducano a concessioni inaccettabili sotto la minaccia dell’asfissia creditizia; seminando così la demoralizzazione per privarci del sostegno del popolo; utilizzando la crisi di solvenza, se necessario, per aizzare il malcontento popolare.

Il loro obiettivo finale era indurci a partecipare alla formazione di un governo di dubbia legittimità politica e morale, seguendo la scia del governo Papademos. Sia per rovesciare il nostro governo, sia per finire con le nostre rivendicazioni politiche, che gli fanno tanta paura.

Entrambi i fini –così fu con la Nea Demokratia di Samarás– mirano ad incorporarci pienamente entro la loro politica e la loro logica, e ad infliggere un decisivo colpo tattico sia alla Grecia che resiste, sia all’Europa che rifiuta l’austerità.

Lasciatemi, ancora una volta, aggiungere qui un commento:

Tutti questi tentativi per buttare sul letto di Procuste il destino della Grecia –e non soltanto quello di SYRIZA e del governo di risanamento– sono basati su un’incredibile arroganza e sopravvalutazione del proprio potere; sull’ignoranza altrettanto incredibile dei dati concreti relativi alla Grecia e alla sinistra greca; sulla sottovalutazione della nostra determinazione e della nostra resistenza.

Abituati a trattare con i rappresentanti della casta memorandaria e con i compiacenti esecutori dei loro comandi, sono rimasti sorpresi dal nostro NO pronunciato per la prima volta alla riunione dell’Eurogruppo.

Ed essendo estremamente irritati dal nostro NO alla riunione successiva dell’Eurogruppo, la loro pressione ha palesemente raggiunto il carattere di un ultimatum.

Ma il nostro rifiuto di cedere al ricatto dell’ultimatum ha reso possibile che altre forze politiche europee intervengano in un senso positivo.

Che anche il nostro popolo intervenga manifestandosi e mobilitandosi.

Che si inneschi un’ondata di sostegno internazionale, quale si era registrata soltanto nell’epoca della dittatura.

Per raggiungere infine un compromesso che assicuri a noi e al paese la boccata d’ossigeno della quale avevamo bisogno; mentre abbiamo evitato i peggiori scenari per i quali ci stavamo preparando, e che avrebbero avuto conseguenze imprevedibili sia per la Grecia che per l’Europa.

E’ stata una trattativa difficile, come ciascuno di noi può capire. La prima battaglia difficile di una guerra che sarà lunga e difficile.

Compagne, compagni,

Consentitemi di ricordarvi gli obiettivi essenziali di tale negoziato, secondo quanto stabilito dalle nostre ripetute dichiarazioni programmatiche:

La separazione dell’accordo di finanziamento dai devastanti memorandi (dei quali s’insisteva che esso fosse parte integrante).

Un accordo-ponte provvisorio che ci concede il tempo e lo spazio necessari per la negoziazione di maggior importanza, che riguarda il debito pubblico, e per sviluppare un accordo di crescita fuori dalla palude dell’austerità.

Ma fermiamoci a considerare ciò che siamo riusciti ad ottenere di concreto e pratico, oltre evitare la trappola. Abbiamo ottenuto la fine del memorandum, sia formale che sostanziale.

Le esigenze [della troika] dettate per posta elettronica a [l’ex ministro delle Finanze] Hardouvelis sono rimaste fuori dal tavolo dei negoziati.

— E vi ricordate tutti il carattere e la durezza delle misure che si prevedono lì!

Abbiamo ottenuto la fine della troïka.

In futuro non ci troveremo più davanti a dei burocrati, bensì alla Commissione e alle istituzioni europee che, grazie alla loro natura e carattere, sono tenute a interagire e discutere con noi non soltanto tecnocraticamente, ma anche politicamente.

Abbiamo ottenuto la fine dei surplus di bilancio irrealistici e irraggiungibili, che sono la definizione alternativa e il fondamento dell’austerità.

E naturalmente, sono stati tutelati il funzionamento delle banche e la sicurezza del sistema finanziario nel suo complesso.

Compagne, compagni,

Noi non ci facciamo illusioni, e naturalmente non abbiamo il diritto di farcene.

Non c’è tempo né per la celebrazione né per l’autocompiacimento. Non siamo che ai primissimi inizi.

Abbiamo compiuto un primo passo, ma enormi sfide ci attendono:

Aumentare gli introiti pubblici. Rimettere in piedi una società devastata da cinque anni di distruzione.

Questi problemi daranno adito a pressioni e ricatti di ogni genere, che troveremo ad ogni passo.

Lo sappiamo e ce lo aspettiamo; perciò nei prossimi tempi lotteremo giorno dopo giorno. Ma sono ottimista e credo che possiamo superare tutti gli ostacoli e le limitazioni, approfittando della boccata d’aria che abbiamo ottenuto per concretare rapidamente i nostri impegni prioritari.

Coordinando tutte le nostre forze, con il sostegno dell’iniziativa popolare, con la serietà del nostro impegno e del nostro lavoro assiduo, possiamo trasformare i quattro mesi che abbiamo ottenuto nella testa di ponte verso un grande cambiamento.

Sapete certamente che in molti hanno scomesso che un terzo memorando verrà concluso entro la fine giugno. Resteranno delusi ancora una volta.

I memoranda con qualsiasi numerazione, in qualsiasi lingua, sotto qualsiasi nome, sono finiti il 25 gennaio.

Quello che cerchiamo –e ciò che prepareremo bene, utilizzando tutte le capacità nazionali ed internazionali– è arrivare con i nostri partner a un accordo reciprocamente accettabile che permetta di liberare definitivamente il nostro paese da una tutela tanto soffocante quanto umiliante.

Un accordo tale da rendere socialmente sostenibili i nostri impegni finanziari e che consenta di ripristinare la crescita, la normalità e la coesione sociale.

Entriamo ora in un periodo di lavoro creativo.

Ieri il Consiglio dei Ministri ha annunciato la presentazione dei primi progetti di legge per rivoltare a 180 gradi la situazione odierna.

Il primo progetto riguarda le misure che saranno adottate per affrontare la crisi umanitaria.

Il secondo riguarda la tutela degli arretrati nei confronti dello Stato e dei fondi di assicurazione sanitaria.

Il terzo progetto, che sarà depositato la prossima settimana, attuerà il nostro impegno per tutelare la residenza principale, per porre fine all’angoscia di centinaia di migliaia di nostri concittadini, lavoratori e pensionati, che rischiano di perdere la loro abitazione.

La settimana successiva, giovedì 5 marzo, presenteremo il disegno di legge per la riapertura dell’ERT [radiotelevisione pubblica].

Nello stesso tempo presenteremo una proposta per la nomina di una commissione d’inchiesta che indagherà sulle ragioni e sulle cause che hanno portato il nostro popolo in quest’avventura senza precedenti.

Questi sono i primi interventi parlamentari e legislativi del governo di risanamento sociale.

Il lavoro della nostra assemblea legislativa continuerà, perché oggi abbiamo davanti a noi dei problemi mostruosi di opacità nella vita pubblica, di corruzione e di conflitti d’interessi.

Tuttavia, governare non vuol dire unicamente legiferare.

Da lunedì prenderà il via una maratona di riforme con l’obiettivo di razionalizzare la pubblica amministrazione e facilitare la vita dei cittadini.

Tutti voi avete visto i primi passi che abbiamo fatto concretamente in questa direzione.

Ma qui, nel nostro Comitato Centrale, vorrei soffermarmi su un altro argomento che è per noi un esempio di stile e simbolo del periodo postmemoranda.

Abbiamo deciso di revocare le licenze di stabilimento [architettonica] e operativa[ingegnerile] dell’impianto di Skouries di Halkidiki.[Grande miniera di oro e rame, con significativo impatto ambientale]

Con quest’azione perseguiamo l’obiettivo di difendere nel modo più efficace possibile, due grandi priorità del nostro governo: l’ambiente e l’interesse pubblico.

E la nostra risposta alle reazioni suscitate è semplice e inequivocabile: Esattamente per questo, il nostro popolo ci accorda fiducia.

Perché per noi lavoratori, lo sviluppo produttivo progressista, l’ambiente e l’interesse pubblico, si situano al di sopra di eventuali interessi commerciali, non importa quanto essi siano grandi e quanta influenza abbiano.

Compagne, compagni,

Di fronte a nuove situazioni, dobbiamo lanciare nuove attività e nuove proposte, come dice il detto antico.

Cosa dobbiamo fare?

La nostra azione governativa sarà decisiva per noi, e soprattutto per i lavoratori e per il nostro paese.

Ma –perché qui abbiamo un grande ‘ma’– il nostro partito non può diventare, non gli è consentito di diventare, un meccanismo per distribuire potere, come era capitato nel passato.

Naturalmente, sarete vicini al governo, sosterrete i suoi sforzi per combattere, ma sempre in modo critico, come si addice a un partito di sinistra.

Allo stesso tempo, e questa è la chiave, sarete, dovrete stare più vicini che mai al nostro popolo in questo momento di prova.

Partecipando nelle loro richieste, le loro angoscie, e le loro lotte.

Tirando la manica al governo quando sia necessario e quando riteniate che alcune sue scelte siano sbagliate.

Valutando il governo, se così posso dire, come lo farebbe un’opposizione, con serietà e responsabilità, e prendendo in considerazione tutti i parametri.

Certamente, trasmettendo al popolo le posizioni del governo. Ma anche –e questo è più importante– trasmettendo al governo le posizioni del popolo.

Pertanto, nel nuovo periodo, credo che SYRIZA ha bisogno di essere più partecipativa, più disciplinata, più efficace, più fresca, più ribelle di quanto è oggigiorno.

La partecipazione nei movimenti e nelle organizzazioni sociali, lo sforzo di coinvolgere attivamente i cittadini in tutto ciò che li riguarda, la lotta quotidiana contro la irrigidimento e l’opacità, il contrasto della propaganda che pretende di gettare di nuovo i greci nelle braccia della frustrazione e della paura, il sostegno del dono e dell’altruismo come supreme virtù politiche, sono solo alcuni dei molti fronti dove il partito deve combattere nei giorni a venire.

Vogliamo un partito di attivisti, di collegialità, di lotta.

Un partito che non cerca di avvicinare i potenti nei corridoi, ma di avvicinare la gente nelle strade.

Ci aspettano molti compiti; grande affanno; enormi responsabilità.

Con spirito di squadra, serietà, adattabilità, senso di servizio, resistenza, pensiero critico, noi saremo in grado di lasciare un’impronta di progresso nella coscienza, nella società e nella nostra patria.

E così saranno valsi la pena tutti gli sforzi e i sacrifici!

L’Ufficio di Comunicazione

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